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Un gioiello un amico

Vuoi un gioiello speciale per l'amico, l' amore della tua vita, Giancarlo è la scelta giusta!
Saprà consigliarti al meglio.

La copertina del mese


Il nostro Luigi Colucci conquista la copertina del mese del prestigioso sito http://www.pescareonline.it/ dove oltre ad essere un esperto di pesca a mosca e presente nel forum esperti con Entomologia e costruzione rispondendo anche alle domande dei partecipanti.
http://pescareamosca.blogspot.com il suo blog in allestimento

Ho incontrato un' artista


Albino, questo il suo nome, da qualche anno gusto i piatti che prepara da cuoco a "il Ritrovo" sempre caldi e gustosi, ma evidentemente il suo estro non si limita alla cucina visto che stamani, affacciandomi nella sala, ammiro alcune sue tele. Giudicate voi, a me sembrano molto promettenti. Ad majora!

San Pio ci aspettava

Nel pomeriggio di ieri abbiamo visitato le spoglie mortali di San Pio da Pietrelcina, esposto in una teca a San Giovanni Rotondo.
Non avevamo la prenotazione, ma nonostante ciò l'attesa è stata brevissima e grande la commozione.

Pellegrinaggio a San Nicola

Alcuni pellegrini davanti alla Basilica del Santo dopo la celebrazione della Santa Messa .

AUGURI DI BUONA PASQUA

Gli amministratori del blog formulano a tutti i navigatori, volontari o per sbaglio, gli auguri di BUONA PASQUA. In particolare gli auguri vanno ai nostri concittadini che risiedono all'estero, ai blog sotenitori e a quanti pubblicizzano queste pagine, che vogliono rafforzare i legami con la terra natia di tutti coloro che per tanti motivi vivono lontano da questo "nostro maledetto bel paese".

IL RIENTRO IN CHIESA DELLA PROCESSIONE







LA PROCESSIONE DEL CRISTO MORTO


























La regina del lago

La regina del lago
Di Luigi Colucci
Racconto quinto classificato 4° edizione Amarcord.
Era da qualche giorno ormai, che la rugiada fluiva piano dalle foglie di melissa agli steli d’ erba, ad ogni alba, tra quei monti. Le mantidi attendevano immobili tra le ginestre il primo scirocco e con esso, qualche boccone nascosto dal vento. Era di nuovo estate nei pressi del grande lago, e come ogni anno il buon vecchio Aremia, si accingeva a trascorrere qualche giornata in compagnia della sua vecchia canna da pesca, che, dalla ghiera rovinata all’ alto dei suoi anelli torti quante storie avrebbe potuto raccontare, di carassi e cavedani enormi, di tinche instancabili e sfuriate senza fine…di giorni in cui la vita era semplicemente vita.
Era giunto così il tempo di mantener fede ad una vecchia promessa fatta in tempi più nevosi, dinnanzi ad un camino fumante, ad un giovane che reggeva sulle stanche ginocchia, Simon, il nipotino che il natale precedente gli aveva chiesto di portarlo con se quando d’ estate sarebbe venuto a fargli visita dalla città. Con il grano ormai dorato, e la mietitura prossima dei tralci il vecchio Aremia decise di trascorrere due giorni in riva del vecchio lago con il piccolo Simon, durante i quali gli avrebbe insegnato tutto ciò che sapeva del grande lago, dei suoi abitanti e delle magie che riservava a chi sapeva guardare oltre la superficie argentata nei tramonti dipinti.
Simon dal canto suo era curioso di conoscere la verità su tante storie che il nonno gli aveva raccontato, e di osservare con i propri occhi cosa ci fosse di tanto magico in un posto senza cemento, senza auto, senza gente che va e che viene, senza l’ abitudine di una console con cui giocare o un cellulare da rispondere…”Era un ometto ormai” gli ripeteva la nonna dato che quell’ anno non indossava più quel fastidioso grembiulino azzurro delle elementari, e così avrebbe avuto la possibilità di rispondere a tute le sue curiosità: “Cosa c’ era di divertente nel pescare?”
Il silenzioso canto del vento tra i crochi dei prati e fronde dei pini volgeva al termine, il solo aveva superato da qualche ora lo zenit e si udiva sulla sponda del lago solo il tonfo delle palle di pastura che il vecchio Aremia lanciava in acqua. Simon reggeva la canna e trepidante cantava al nonno la canzone.”quando abbocca?”. Il vecchio per conto suo iniziò tentando di insegnargli l’ arte della pazienza, poiché lì in riva al lago il tempo scorreva molto più lentamente che nella città in cui il giovane viveva, lì in riva a lago di tempo non aveva niente da perdere.
Il galleggiante vibrava ad ogni increspatura dell’ acqua e mentre Simon non riusciva a capire cosa ci fosse di bello in quel gioco noioso, il nonno si accingeva ad accendere il fuoco con qualche vecchio ramo di carpino raccolto qua e là lungo la riva, per preparare a breve, un arrosto fumante con qualche pezzo di formaggio di capra che gli aveva dato la nonna prima di partire.
D’un tratto, mentre il vecchio soffiava sui tizzoni preparando la brace, la frizione del mulinello cominciò a fischiare e il piccolo Simon, con un urlo di gioia attirò l’ attenzione del nonno che immediatamente corse a dargli istruzioni. La canna era tutta piegata il bambino tirava più che poteva, allora il vecchio cercò di calmarlo tenendo le mani su quelle del nipotino che reggevano la canna a mò di spada. “Dai lenza” diceva il vecchio Aremia, “e vedrai che se avrai pazienza si stancherà!”. Simon, il cui cuore batteva ancora a mille cercava di dare retta al nonno, ma l’ emozione di cui era preda lo rendeva schiavo, mai nulla prima di allora lo aveva catturato così, voleva tirar fuori quel pesce a tutti i costi! Lentamente il pesce si avvicinò alla sponda e il vecchio Aremia lo guadinò al volo giusto un attimo prima che il pesce si slamasse. “Evviva!” gridava il piccolo Simon, “Che pesce è questo nonno?” E il vecchio con fare tranquillo, gli disse”questa è una carpa, la regina del lago..” .Il giovane guardava quel pesce magnifico, lungo come un suo braccio e gli sembrò enorme, l’ emozione che aveva provato era stata tanta da lasciarlo senza fiato e, lentamente, la sua mente libera dall’ adrenalina si svegliò nel vedere il nonno rimettere il pesce in acqua: “Cosa fai nonno? Perché la liberi?” e il nonno fermatosi all’ istante lo chiamò a se e gli disse “apri la nassa così la lasceremo li a riposare!”
Saimon non capiva, ma obbedì immediatamente all’ ordine del nonno e una volta sistemata la nassa e la carpa al suo interno, i due si sedettero vicino al fuoco.
Le stelle erano sopraggiunte silenziosamente. Dal fondo del bosco i grilli di campo mostravano con il loro canto l’ amore verso il cielo, mentre dal lago le rane gracidavano alla luna arcaiche poesie. Il piccolo Simon pervaso dalla curiosità, tormentava il vecchio con mille perché, mentre Aremia ormai cotta la carne, gliela pose dinnanzi insieme ad un tozzo di pane e formaggio e ad un fresco bicchiere di acqua di fonte. Per quale motivo il nonno aveva chiamato regina quel pesce? E perché ora che il fuoco era così ben caldo voleva liberarlo anzichè….
Il nipotino e il nonno presero a mangiare e finalmente Aremia decise di rispondere alle mille domande del bambino! “Ti racconterò una storia!” disse, “una storia di quando io ero giovane e avevo qualche anno più di te….”
“A quel tempo il lago era molto più bello di come lo vedi adesso, d’ inverno nevicava tanto e quando arrivava l’ estate l’acqua lambiva il bosco. Lungo il lago non c’ erano strade asfaltate ed io scappavo dal calzolaio dove mio papà mi aveva mandato a lavorare, non appena potevo. Afferravo la canna che poco fa stringevi tu fra le mani e correvo a perdi gambe, tra i prati giù dalla collina per raggiungere il lago e pescare. Quel giorno, un giorno di giugno come oggi, ricordo che mi appisolai in riva all’ acqua con la canna in mano dopo aver arrostito qualche pesce ed essermi saziato lo stomaco. Non ricordo cosa sognai, ma ricordo solo che d’ improvviso sentii tirarmi la canna dalle mani, aprii di colpo gli occhi e il sole al tramonto di fronte a me mi accecò, non riuscivo a vedere niente tutto ciò che ricordo e che mi sembrava che la canna mi si rompesse in mille pezzi. Ero sdraiato a terra di pancia e non riuscivo ad alzarmi reggevo la canna e cercavo di tenere gli occhi aperti, ma ci riuscivo poco dato il riflesso fortissimo del sole sul lago…quel momento sembrò interminabile e proprio quando ero convinto che il filo e la canna cedessero, la tensione cessò di colpo e dagli occhi semi aperti vidi a riva dinnanzi a me una sagoma, ma non era quella di un pesce, ma quella di una donna, una donna bellissima dai lunghi capelli ocrei cristallini, vestita di ori e di argenti, splendea dinnanzi a me del riflesso del sole. Con voce spirante mi disse d essere la regina del lago, ed io impietrito da tale visione restai immobile con gli occhi sognanti, ad ammirare tanta bellezza sino a che l’ ultimo raggio di sole non sparì dietro il monte, la dove finisce il grande lago, e con quel raggio, nel momento stesso in cui i miei occhi furono liberi dall’ ostaggio del sole, lei scomparve.
Mi alzai e incredulo mi avvicinai all’ acqua per cercarla, ma lei era svanita nel nulla. Tra le mani reggevo la canna e controllando la lenza notai che ere intatta, con l’ amo lì chiuso nell’altra mano ma senza più l’ esca. Cercai di convincermi di aver sognato, che era tutto frutto della mia fantasia, ma come potevo? La canna aveva tirato per davvero e l’ esca ere sparita e poi, come potevano i miei occhi aver sognato una donna così bella?
Da quel giorno non ho più ucciso un solo pesce e sono sempre tornato qui sulle rive del grande lago con la speranza di rincontrarla, di rivederla, ed ogni volta che ho pescato una carpa rivedevo la canna piegarsi come quel giorno, riprovavo le stesse emozioni, e ogni volta lasciavo libera quella regina, pensando col cuore colmo di gioia che quella fosse la mia Regina!”
La nottata era ormai trascorsa e il piccolo Simon era rimasto lì davanti al fuoco ad ascoltare saturo di attenzione, la storia del nonno. Non aveva ben capito cosa il vecchio Aremia avesse voluto dirgli, ma comprese le sue emozioni paragonandole a quelle che aveva provato pescando quel grosso pesce la sera prima, così, mentre i primi raggi di sole solcavano gli occhi stanchi del vecchio Aremia, tra le rughe di quel viso che aveva visto già mille albe, Simon fece per aprire la nassa, afferrò con delicatezza la carpa e le diede la libertà, così sotto lo sguardo terso del nonno, Simon prese la canna, afferrò l’ amo e infilando la mano nel vecchio barattolo da caffé dov’ erano i vermi, ne prese uno e lo appuntò sull’ amo come aveva visto fare al nonno, aprì l’ archetto e lanciò sbilenco l’ esca e il galleggiante, si sedette con la canna in mano e, tra la rugiada del mattino e lo scirocco che tornava placido non sussurrò più neanche una parola…

MIRACOLI E MIRACOLI (vedi "Ricomincio da tre")

Ne avremo bisogno di tanti altri e di altro tipo. Ma che fare? Accontentarsi di questi, pregare meglio e di più? Ma soprattutto a chi rivolgersi?

Miracolo a Volturara







Mare Nostrum










Le cascate del vallone Tortoricolo

Altre immagini di questa mattina su:http://monteterminio.blogspot.com/

Volturara sulle sponde del lago Dragone

Altre immagini del lago su: http://www.lapianadeldragone.blogspot.com/

Un rifugio dalle intemperie nel Vallone Tortoricolo

Erano dei rifugi costruiti dai pastori come riparo temporaneo, per questo il loro aspetto era decisamente grossolano senza alcuna rifinitura. Costituiti interamente da blocchi di pietra locale assemblati a secco. Questo si conserva ancora, ma le pietre cominciano a cedere.

Dedicata a Romeo


Bianchina di Totò
Io stongo 'e casa 'o vico Paraviso,
tengo tre stanze all'urdemo piano,
'int''a stagione, maneche e 'ncammisa,
mmocca nu miezo sigaro tuscano,
mme metto for''a loggia a respirà.
Aiere ssera, quase a vintun'ora,
mentre facevo 'a solita fumata,
quanno mme sento areto 'nu rummore:
'nu fuja-fuja... 'na specie 'e secutata...
Mm'avoto 'e scatto e faccio: "Chi va là?"
Appizzo ll'uocchie e veco 'a dint''o scuro
Bianchina, ferma nnanze a 'nu pertuso
'e chesta posta! Proprio sott''o muro.
Ma dato ch'era oscuro...era confuso,
non si vedeva la profondità.
St'appustamento ca faceva 'a gatta,
a ddi' la verità, mme ncuriosette...
Penzaie: Ccà nun mme pare buono 'o fatto;
e si Bianchina 'e puzo nce se mette,
vuol dire qualche cosa nce adda sta'.
E, comme infatti, nun m'ero sbagliato:
dentro al pertuso c'era un suricillo
cu ll'uocchie 'a fore... tutto spaventato,
...'o puveriello nun era tranquillo,
penzava: Nun mm''a pòzzo scapputtià.
Tutto a nu tratto 'o sorice parlaie
Cu 'na parlata in italiano puro:
"Bianchina, ma perchè con me ce l'hai?
Smettila, via, non farmi più paura!"
Dicette 'a gatta: "I' nun mme movo 'a ccà!"
"Pietà, pietà, pietà! Che cosa ho fatto?"
E s'avutaie 'e botto 'a parte mia:
"Signore, per piacer, dica al suo gatto
che mi lasciasse in pace e così sia!"
"Va bene, va', Bianchì...làscelo sta'!"
"Patro', trasitevenne 'a parte 'e dinto,
che rispunnite a ffa' mmiezo a sti fatte?
Stu suricillo ca fa 'o lindo e pinto,
mme ll'aggia spiccià io ca songo 'a gatta,
si no ccà ncoppa che ce stongo a ffa'?"
"Va bene, -rispunnette mbarazzato-
veditavella vuie sta questione,
però ccà ncoppa nun voglio scenate;
e ricordate ca songh'io 'o padrone
e si rispetta l'ospitalità".
"È inutile che staje dint''o pertuso,
-a gatta lle dicette- chesta è 'a fine...
Si cride 'e te scanzà, povero illuso!
Hè fatto 'o cunto ma senza Bianchina...
Songo deciso e nun mme movo 'a ccà!"
"Pietà di me! Pietà, Bianchina bella!"
Chiagneva e mpietto lle tremava 'a voce,
cosa ca te faceva arriccià 'a pelle.
Povero suricillo, miso 'ncroce
Senza speranza 'e se puté salvà!
"Va buo', pe chesta vota 'izela 'a mano,
cerca d''o fa' fuì stu suricillo,
chello ca staje facenno nun è umano,
te miette 'ncuollo a chi è cchiù piccerillo...
Embè, che songo chesti nnuvità?"
"'O munno è ghiuto sempe 'e sta manera:
'o pesce gruosso magna 'o piccerillo
(mme rispunnette 'a gatta aiere ssera).
Pur'io aggio perduto 'nu mucillo
Mmocca a nu cane 'e presa: ch'aggia fa'?"
"Ma cosa c'entro io con quel cagnaccio!
Anch'io ho una mammina che mi aspetta:
Gesù Bambino, più non ce la faccio!
Nella mia tana vo' tornare in fretta;
se non mi vede mamma mia morrà!"
'O suricillo già vedeva 'a morte
e accumminciaie a chiagnere a dirotto,
'o core lle sbatteva forte forte,
e p''a paura se facette sotto.
Mm'avoto e faccio 'a gatta: Frusta llà!
'A gatta se facette na resata,
dicette: "E si po' jate 'int''a cucina
e truvate 'o ffurmaggio rusecato,
pecchè po' v''a pigliate cu Bianchina?
Chisto è 'o duvere mio... chesto aggia fa'!"
In fondo in fondo, 'a gatta raggiunava:
si mm''a tenevo in casa era p''o scopo;
dicimmo 'a verità, chi s''a pigliava
si nun teneva 'a casa chiena 'e topi?
Chiaie 'e spalle e mme jette a cuccà!

Il gatto mammone di Italo Calvino



C’era una volta una donna che aveva due bambine. Una si chiamava Lina ed era pigra, bruttina e poco generosa. L’altra si chiamava Lena ed era buona di cuore, paziente e molto graziosa. Stranamente la madre aveva una forte predilezione per Lina e spesso, ingiustamente, sgridava e puniva Lena per colpe che non aveva commesso.
I1 tempo passò e le due bambine crebbero. Lena, nonostante dovesse lavare; cucinare, stirare e pulire la casa, era sempre allegra e sorridente. Lina, al contrario, pur passando nell’ozio le sue giornate, era sempre di cattivo umore.
Un giorno la madre ordinò a Lena di andare alla fontana a lavare due cesti di panni.
«Eccoti un pezzo di sapone», disse la donna. «E vedi di non sprecarlo, il sapone non ce lo regala nessuno!»
Lena arrivò alla fontana, raccolse i capelli sulla nuca, poi prese il sapone dalla tasca e iniziò a lavare i panni. Mentre insaponava la biancheria, si mise a cantare, come faceva sempre.
A un tratto, però, il sapone le scivolò dalle mani e cadde in fondo alla fontana. Lena cercò di riprenderlo, ma ogni tentativo fu inutile. La fontana era profonda e il sapone sembrava sparito. «Come faccio adesso?» si chiese preoccupata la povera ragazza. «Se torno a casa coi panni sporchi e senza sapone, la mamma mi punirà...»
E mentre pensava alla madre una grossa lacrima le scese sul viso e rotolò per terra.
Proprio in quel momento passava da quelle parti una vecchierella dallo sguardo dolce che, vedendola piangere, si fermò a domandare cosa fosse accaduto.
«Dovevo lavare tutti questi panni», spiegò Lena all’anziana signora, «ma il sapone è caduto nella fontana e non riesco a riprenderlo. Mia madre sarà furiosa con me. Non me la sento di tornare a casa e sentire un’altra volta le sue sgridate».
«Ascoltami», le disse la vecchia. «Non è successo niente di grave. Ora ti indicherò la strada per arrivare al palazzo del Gatto Mammone. Non è lontano da qui. Bussa e chiedi un altro pezzo di sapone. Vedrai che te lo daranno... ».
Lena ascoltò le indicazioni della donna, poi si diresse al palazzo del Gatto Mammone. Arrivata davanti al portone, bussò e pochi istanti dopo venne ad aprirle un bellissimo gatto dal pelo bianco e dagli occhi verdi come smeraldi.
«Cosa posso fare per te?» chiese il gatto alla ragazza.
«Vorrei parlare con il Gatto Mammone», rispose Lena «Devo chiedergli una cosa».
«Che cosa devi domandargli?» volle sapere il gatto bianco.
«Ecco... io avrei bisogno di un nuovo pezzo di sapone... una vecchina gentile mi ha detto che il Gatto Mammone potrebbe darmelo. Il mio è caduto dentro la fontana e prima di sera devo finire di lavare una montagna di panni, se no a casa saranno guai...»
«Va bene, seguimi», disse il gatto bianco, facendola entrare nel palazzo. «Vado ad avvisare il Gatto Mammone. Appena sarà libero ti porterò da lui. Tu puoi aspettarmi in quel salone laggiù». Il gatto bianco si allontanò lungo un corridoio.
Finalmente il gatto bianco venne a chiamarla: il Gatto Mammone era pronto a riceverla. Lena seguì il gatto bianco per il lungo corridoio e arrivò in un salone ancora più grande del primo. Lì, seduto su una poltrona, c’era un gatto grosso grosso, con il pelo lungo e lucido e due occhi buoni e dolci, come quelli di una mamma: era il Gatto Mammone. «Vieni, Lena», le disse il Gatto Mammone. «Ho saputo che hai perso il tuo pezzo di sapone per il bucato e che ne vorresti un altro da me».
«Le sarei infinitamente grata se potesse darmene un altro. Mia madre non mi perdonerebbe se le dicessi che ho perso il mio».
Il Gatto Mammone allora mandò a chiamare i gatti che Lena aveva aiutato nelle faccende di casa e domandò loro se Lena meritava il pezzo di sapone.
«Oh, sì!» disse il primo gattino. «Mi ha aiutato a scopare tutto il pavimento!»
«Oh, sì! » disse il secondo gattino. «Mi ha aiutato a spolverare ogni cosa nella stanza!»
«Oh, sì!» disse il terzo gattino. «Mi ha aiutato a rifare i letti!»
Rimasta sola, Lena iniziò a gironzolare per il palazzo.
In una stanza vide un gattino che si dava da fare per spazzare il pavimento. La scopa era grande e il micetto faceva davvero tanta fatica a trascinarla.
«Lascia fare a me», disse Lena. Prese la scopa dalle zampette del gatto e spazzò tutto il pavimento. Poi entrò in un’altra stanza e questa volta vide un gatto che spolverava. Cercava di raggiungere i mobili più alti ma, nonostante i suoi sforzi, non riusciva a pulire come si deve. Lena sorrise, prese lo spolverino e spolverò ogni cosa.
Nella terza stanza un altro gatto si stava affannando per rifare i letti. «Se ti aiuto io, finiremo prima», disse Lena. E in quattro e quattr’otto rifece i letti.
«Sei stata buona», disse il Gatto Mammone. «Eccoti un altro pezzo di sapone. Ancora una cosa. Quando sarai alla fontana e sentirai cantare il gallo, voltati. Ma fa’ bene attenzione a non voltarti per nessun motivo se sentirai ragliare un somaro!»
E, con questo misterioso avvertimento, il Gatto Mammone la salutò.
Lena tornò alla fontana e si mise a lavare. D’un tratto udì un somaro che ragliava forte. Ricordando le parole del Gatto Mammone, la ragazza non si voltò.
Pochi minuti dopo, udì cantare un gallo. Si voltò a guardare e in quell’attimo sulla fronte le apparve una stella d’oro che le illuminava il viso.
Lena finì il suo lavoro e corse a casa.
Appena la madre la vide con la stella d’oro in fronte, fu presa da un’invidia feroce e la obbligò a dirle cos’era successo.
Lena, che non sapeva mentire raccontò tutto per filo e per segno.
Il giorno dopo la madre decise di mandare Lina alla fontana, affinché anche a lei toccasse la stessa sorte che era toccata alla sorella. Lina fece scivolare il sapone nell’acqua e poi finse un pianto disperato.
Anche questa volta passò da quelle parti la buona vecchina, che, ascoltato il racconto di Lina, le consigliò di andare a chiedere dell’altro sapone al Gatto Mammone. Lina arrivò al palazzo, bussò e spiegò ogni cosa al gatto bianco che la fece entrare e le disse di attendere.
Annoiata, la ragazza si mise a gironzolare per il palazzo, entrò nella prima stanza e incontrò il primo gattino, quello che scopava. Ma invece di aiutarlo scoppiò a ridere. «Che scena ridicola», disse. «Un gattino con una scopa».
Poi entrò nella seconda stanza e vide il gatto che spolverava.
«Potresti darmi una mano a pulire in alto, dove io non arrivo?» le chiese il gattino.
«Scordatelo!» rispose seccata la ragazza. «Ma per chi mi hai preso? Non sono la tua serva!»
Lina arrivò infine nella terza stanza.
«Puoi tirare un pochino le coperte dalla tua parte?» disse il gatto. «Mi sembra che pendano un po’ troppo da questo lato... »
«Oh, ma certo!» disse Lina. E diede un tale strattone che disfece tutto il letto.
«Guarda che hai fatto!» la rimproverò il gatto.
«Ti sta bene», disse Lina «Così impari a infastidirmi».
In quell’attimo arrivò il gatto bianco e le disse di seguirlo. Quando fu davanti al Gatto Mammone, la ragazza raccontò tutta la storia e chiese un pezzo di sapone.
Il Gatto Mammone allora mandò a chiamare i gattini che lavoravano nelle stanze e domandò loro se Lina meritava ciò che aveva chiesto.
«Oh, no!» disse il primo gattino. «Mi ha preso in giro invece di aiutarmi!»
«Oh, no! disse il secondo gattino. «Mi ha risposto sgarbatamente invece di aiutarmi!»
«Oh, no!» disse il terzo gattino. «Mi ha fatto un dispetto invece di aiutarmi!»
«Va bene, ti do comunque il sapone che mi hai chiesto», disse il Gatto Mammone. «Ora torna alla fontana a lavare i panni. Quando sentirai ragliare un somaro, voltati a guardare».
Lina andò alla fontana e si mise ad aspettare; appena udì il somaro ragliare, si girò e... in fronte le spuntò un ciuffo di coda di somaro!
Non vi dico la rabbia della madre quando vide la figlia prediletta tornare a casa conciata in quel modo.
«È tutta colpa sua!» disse Lina indicando la sorella. La madre, allora, furibonda, cominciò a picchiare Lena. E gliene diede tante che la ragazza urlò dal dolore.
Proprio in quel momento vicino alla casa stava passando la carrozza del figlio del re. Il principe, udendo quelle grida, scese dalla carrozza e andò a vede re cosa stava succedendo. Lena, tra le lacrime, gli raccontò ogni cosa e il giovane, commosso, decise di portare la fanciulla con sé a palazzo.
Il principe si innamorò subito di Lena, non solo per la sua bellezza, ma anche e soprattutto per la bontà e il carattere allegro. Dopo qualche giorno, le chiese se voleva diventare sua moglie. La ragazza, che a sua volta si era innamorata, fu felicissima di accettare.
Il principe avrebbe voluto che la madre e la sorella della sua futura moglie ricevessero una punizione esemplare, ma Lena lo supplicò di perdonarle: erano la sua famiglia e, nonostante le pene patite, Lena non riusciva a odiarle. Il figlio del re allora ordinò che le due donne venissero allontanate dal paese e nessuno le vide più.
Ci furono le nozze e tutto andò a meraviglia.
Però sapete cosa mi sembra strano in questa fiaba? Mi sembra strano che il principe sia passato sotto le finestre di Lena proprio quando c’era bisogno di lui. Sì... ma è stato un caso. Eppure, sbaglierò, ma secondo me ci ha messo lo zampino... un certo Gatto Mammone!

Il gatto mammone, personaggio tipicamente fiabesco, ha origini medioevali; le sue fattezze bizzarre e i suoi misteriosi poteri affondano le radici nella notte dei tempi e negli oscuri recessi dell’immaginario comune. Mostro fantastico evocato per incutere paura ai bambini troppo vivaci allo scopo di sedarne gli eccessi di brio, è rintracciabile nei racconti popolari fin dal XIV secolo: è una variante del gatto scimmiesco, e deve probabilmente il suo nome alla parola araba maymun ‘scimmia’ (ma secondo altri ad uno degli attributi biblici del demonio, mammona). È significativo che sia, invece, l’eroe buono della fiaba di Italo Calvino dove la virtù è premiata e la malvagità punita.

Il tempo


'O Tiempo
(31 Dicembre 2000)
Si m'affaccio 'a fenesta, veco 'o mare;
è sempe 'o stesso: 'a tanto tiempo fa!
Però, 'n'anno, nu secolo è fernuto;
anz'è millennio mo' ca se ne va.
'O tiempo nun cunosce mai fermate,
ma nce ne lassa tracce 'a raccuntà!
Nui', ca penzammo d'essere 'e padroni,
nun ce accurgimmo d'esse nullità
'nt'a 'st'universo bello e senza tiempo:
nce cunfruntammo cu ll'eternità!
Pe' chi nun 'a vo' lèggere, 'sta storia
è libbro ca nun sape fà 'mparà.
Sto sècolo ca già conta 'e minuti
appriesso se ne porta 'nfamità!
Guerra, violenza, e po' sopraffazzione,
odio, famma, mancanza 'e libbertà;
'a delinquenza -pubblica e privata:
a chesti cose avéssemo penzà.
Però, si 'ncielo splenne sempe 'a Luce,
'ncopp'a 'sta terra ancora mannarrà
nu raggio assai lucente pe' chist'uòmmene,
e 'na speranza nova nasciarrà.
'A vita ca sciurisce ogne matina
è troppo bella: nun se po' sciupà.

(dall'antologia "Sabba Duemila")

E chiove


E chiove
'Nt'a 'sta serata fredda e malinconica,
ma ll'acqua manco 'nfonne 'sti ciardinia
ddò nun cresce cchiù èvera ormai!
E chiove.
E penzo ca si fusse primmavera
nun vedarrìamo sciure, sai pecché?
nun spòntano si nun ll'arracqua ammore.
E chiove.
'O viento murmuléa e appecundrisce
chest'anema ca già nun tène gioia
pecché stà 'nfosa 'e chianto e nustalgia.
E chiove.
Ddio, comme chiove!

[Giuseppe Mancinelli]

Una giornata uggiosa


Chiove (Piove)poesia in dialetto napoletano
per apprezzare meglio il testo se ne consiglia la lettura lenta

Chiove!
'doje gocce r'acqua
'ncoppe a 'na ramera
plaf... plaf...
che rumpimient' e'cazz !
traduzione in italiano:
Piove!
due goccia d'acqua
sopra una lamiera
plaf... plaf...
che rompimento di cazzo!
traduzione in inglese:
It rains!
two drops of water
on a plate
plaf ... plaf ...
breaking away to fuck!

Neve?

Mais ou sont les neiges d'antan?

3 gennaio 2009: nevica!

Nevica
A larghi fiocchi
cade la neve
dal cielo in terra
candida e lieve.
Bianco tappeto
fa per le strade,
sui rossi tetti
morbida cade.
Tutto arrotonda,
tutto ammodella,
agguaglia tutto
la neve bella…
Silenzio e pace!
Cade la neve,
sui rossi tetti,
morbida e lieve.
(Olindo Grossi Mercanti)

Il presepio

Natale(Presepio in Costruzione)
di Ferdinando Russo

Ma che fai? Addò miette stu craparo?
Chillo te leva tutt' 'a visuale!
...S'ha da mettere accanto all'animale!
E leva 'a lloco chi sto zampugnaro!
E addò se schiaffa? Ma, cretino caro,
che d'è,presepio, o fosse funerale?!
Comme! Uno appriesso all'ato! '0 castagnaro,
'0 scartellato, '0 turco e '0 speziale?
Distribuisci! Fanne una scenetta!
Nu gruppetto c'almeno fa figura!
Che significa, llà, chella carretta?
E chella pacchianella dint' '0 sciallo!
Chella! Chella che porta 'a criatura!
...M' 'a piazze sott' 'a coda d' '0 cavallo!
Ma c'aggia fa'! Me state mbriacanno
in tal modo, ca perdo' e ccerevella!
Zi Pascalino ha da fa' che sto ogn'anno!
E vattenne, ca si' na muzzarella
Stai da tre giorni in casa, revutanno
e nun me sal nculla na casarella!
Comme! Tu vide ca te sto ajutanno,
e fai l'atto 'e superbia e l'angarella!
L'aseniello addo sta?..
Ma che.ne saccio!
Le stanne danno na mana'e vernice
...E San Giuseppe? Le manca nu vraccio?!
E'o voie? È senza corne? E comme va?
Tu nun me siente?Bestia! Che nne dice?
'E ccorne?..Addimandatelo a papà...

Che cosa è il tempo

Che cosa è dunque il tempo? Se nessuno me ne chiede, lo so bene: ma se volessi darne spiegazione a chi me ne chiede, non lo so: così, in buona fede, posso dire di sapere che se nulla passasse, non vi sarebbe il tempo passato, e se nulla sopraggiungesse, non vi sarebbe il tempo futuro, e se nulla fosse, non vi sarebbe il tempo presente. Ma in quanto ai due tempi passato e futuro, in qual modo essi sono, quando il passato, da una parte, più non è, e il futuro, dall'altra, ancora non è? In quanto poi al presente, se sempre fosse presente, e non trascorresse nel passato, non più sarebbe tempo, ma sarebbe, anzi, eternità. Se, per conseguenza, il presente per essere tempo, in tanto vi riesce, in quanto trascorre nel passato, in qual modo possiamo dire che esso sia, se per esso la vera causa di essere è solo in quanto più non sarà, tanto che, in realtà, una sola vera ragione vi è per dire che il tempo è, se non in quanto tende a non essere?
Sant'Agostino, Confessioni.

Meno uno

Anno bisestile alla conclusione, ma per gli astronomi bisogna allunagarlo di un altro secondo: non era stato già abbastanza lungo? Ah, saperlo!

Perrillo (BN) Presepe vivente anno 0

Segnalo a tutti gli appassionati che nei giorni 27 e 28, 1 3 gennaio 2009 è possibile assistere al presepe vivente allestito nella cittadina di Perrillo a qualche chilometro da benevento.
Settanta scene e circa 170 personaggi popoleranno questa rappresentazione della natività.
Buona passeggiata.

http://it.youtube.com/watch?v=SfkaWqj-gPU

Happy new year

Buon Anno
Buon anno fratello, buon anno davvero e spero sia bello, sia bello e leggero che voli sul filo dei tuoi desideri ti porti momenti profondi e i misteri rimangano dolci misteri che niente modifichi i fatti di ieri, ti auguro pace, risate e fatica, trovare dei fiori nei campi d'ortica ti auguro viaggi in paesi lontani, lavori da compiere con le tue mani e figli che crescono e poi vanno via attratti dal volto della fantasia.Buon anno fratello, buon anno ai tuoi occhi, alle mani, alle braccia, ai polpacci, ai ginocchi.Buon anno ai tuoi piedi, alla spina dorsale, alla pelle, alle spalle, al tuo grande ideale.Buon anno fratello, buon anno davvero, che ti porti scompiglio e progetti sballati,e frutta e panini ai tuoi sogni affamati ti porti chilometri e guance arrossate,albe azzurre e tramonti di belle giornate e semafori verdi e prudenza e coraggio ed un pesce d'aprile e una festa di maggio, buon anno alla tua luna, buon anno al tuo sole, buon anno alle tue orecchie e alle mie parole.Buon anno a tutto il sangue che ti scorre nelle vene e che quando batte a tempo dice "andrà tutto bene".Buon anno fratello e non fare cazzate, le pene van via così come son nate.Ti auguro amore, quintali d'amore, palazzi, quartieri, paesi d'amore, pianeti d'amore, universi d'amore, istanti, minuti, giornate d'amore,ti auguro un anno d'amore, fratello mio, l'amore del mondo e quello di Dio...
Happy new year, brother, happy new year, truly, and I hope it's nice, nice and light.That you fly over the edge of your desires, that it brings you deep moments and that misteries remain sweet misteries.That nothing modifies what happened yesterday,I wish you peace, laughter and hard work,that you find flowers in nettle fields.I wish you trips to far away countries, work to do with your own hands,and children that grow up and then leave, attracted to the face of fantasy.Happy new year, brother, happy new year to your eyes, your hands, your arms, your calves, your knees.Happy new year to your feet, your dorsal thorn, your skin, your back, to your great ideals.Happy new year, brother, happy new year, truly, I hope it brings you disorder and overestimated projects,and fruit, and bread to your starved dreams.That it brings you kilometers and pink cheeks,blue sunrises, and sunsets to beautiful daysand green lights and prudence and courage,and a fish in April, and a party in May.Happy new year to your moon, happy new year to your sun,happy new year to your ears and my words.Happy new year to all the blood that runs your veins and that beats and says "everything's gonna be alright."Happy new year, brother, and don't mess up,pain goes away as it's born.I wish you love, quintals of love, palaces, quarters, countries of love, planets of love, universes of love, instants, minutes, days of love,I wish you a year of love, my brothert, the world's love and God's love...
Lorenzo Jovanotti

Santo Stefano

Stamattina ci siamo svegliati con la prima neve in un paesaggio imbiancato e freddo.
Le cornacchie alla perenne ricerca di cibo svolazzavano sui noci.

Buon Natale

Un grande abbraccio a tutti i volturaresi sparsi nel mondo. E' nato Gesù, è nata la vita!

Appuntamento con San Nicola

Tutti a Volturara la sera del 6 Dicembre per la Processione del nostro Patrono e durante il percorso gli spettacolari fuochi d'artificio e l'accensione dei falò.