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Buon Natale (con la lettera di oltre 20 anni fa di Don tonino)

AUGURI SCOMODI
Carissiminon obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.
 Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.
Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.
Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.


+ Tonino Bello

Aspettando il Natale


Da San Nicola All'Immacolata
(Piccoli momenti tra la strada e la casa in compagnia di Silvestro)



















“LA CASTELLANA” FA 50 ANNI



Appuntamento fisso di mezza estate, da mezzo secolo, si è rinnovato anche questo 14 agosto 2013: è il pellegrinaggio a piedi fino a Montevergine, voluto e organizzato dalla signora Michelina Percio; oramai è una tradizione consolidata e quest’anno proprio in virtù della ricorrenza ci sono stati alcuni cambiamenti che meglio hanno sottolineato il raggiungimento di questa ragguardevole durata. Nel tardo pomeriggio, l’icona portata sul capo da diversi fedeli ha cominciato il giro per le strade del paese, accompagnata da una schiera sempre più numerosa di persone e da una banda (piccola) che preannunciava il passaggio. Terminato il giro c’è stata la sosta in sul sagrato della chiesa in piazza; attorno alle 20,30 con la benedizione del sacerdote, p. Emmanuel e una batteria di fuochi pirotecnici è cominciato il pellegrinaggio vero e proprio, così un grande concorso di popolo ha preso la strada per uscire dal paese e dirigersi verso la santa montagna. Altro saluto con fuochi pirotecnici in contrada San Maurizio e Tavernole e poi i più volenterosi, tra cui tantissimi giovani, si sono incamminati per raggiungere alle prime luci dell’alba il santuario. Queste sono le note di cronaca; qualche considerazione a margine va fatta per inquadrare meglio l’evento. Un plauso all’instancabile promotrice di questa manifestazione di pietà popolare: la signora Michelina che con il raggiungimento di questo traguardo di 50 anni di pellegrinaggi, può a ben titolo inserirsi nel tessuto e nella memoria del popolo volturarese e cui auguriamo altri 50 e 50 anni ancora di pellegrinaggi. Dopo i dovuti ringraziamenti, colleghiamo questo evento, il pellegrinaggio al monte di notte, alla fede e alla credenza del popolo di Dio. “In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda”. (Lc 1:39) così inizia la pericope evangelica della celebrazione eucaristica e questo fanno anche pellegrini, che accompagnano l’icona al santuario; “La donna invece fuggì nel deserto” (Ap 12:6), in questo caso è la notte a simboleggiare questo luogo in cui ritirarsi per meditare e difendersi dalle insidie del mondo e del suo principe; “Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole” (Ap 12:1) è quello che i pellegrini troveranno, al termine della loro fatica, quando scalata la montagna si troveranno al cospetto del santuario che sarà illuminato dal sole che sta sorgendo. Unendo allora alla fatica del pellegrinaggio nella notte, con la salita la monte i significati biblici su cui su esso si fonda non sarà stata solo una passeggiata, ma una vera esperienza di fede.