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Finalmente

Il 19 ottobre presso la facoltà di Ittiopatologia e Acquacoltura, il nostro concittadino Luigi Colucci, si è brillantemente laureato.

Auguri e ad majora

PS: (come diceva papà: "vuò uardà l'omo pureddo, p'scator e acchiappaucedd."

Funghi e pesce alla griglia alla masseria












Per i 100-45, cena in masseria.



La Mefite di Rocca San Felice








Ieri mattina verso le 10, io e fra Girolamo abbiamo deciso di ammirare la "Mefite" , un laghetto di origine solfurea situato nel territorio di Rocca San Felice.
Tale denominazione ha origine dalla popolazione dei Sanniti che, accasatesi nei pressi del lago, chiedevano alla Dea Mefite, venerata dalla maggior parte delle popolazioni dell'Italia meridionale, ricchezza e protezione.
Le fu dedicato anche un santuario, eretto intorno al VII secolo A.C. Sono stati rinvenuti, nei pressi del tempio, numerosi oggetti provenienti da varie civiltà tra cui anfore, terracotte e l'altare della Dea Mefite, conservato nel Museo di Capodimonte. Il laghetto, invece, è costituito da una pozza d'acqua profonda non oltre due metri per 40 metri di perimetro che ribolle a seguito delle emissioni di gas dal sottosuolo, costituite principalmente da anidride carbonica e acido solforico.
A causa di ciò il territorio circostante è privo di vegetazione e popolazione animale, con pericolo di morte.

Già Virgilio, nell’ Eneide / libro settimo / vv. 563-571, la decrive così:

« est locus Italiae medio sub montibus altis, nobilis et fama multis memoratus in oris, Amsancti ualles; densis hunc frondibus atrum urget utrimque latus nemoris, medioque fragosus dat sonitum saxis et torto uertice torrens. hic specus horrendum et saeui spiracula Ditis monstrantur, ruptoque ingens Acheronte uorago pestiferas aperit fauces, quis condita Erinys, inuisum numen, terras caelumque leuabat. »
« È de l'Italia in mezzo e de' suoi monti una famosa valle, che d'Amsanto si dice. Ha quinci e quindi oscure selve, e tra le selve un fiume che per gran sassi rumoreggia e cade, e sí rode le ripe e le scoscende, che fa spelonca orribile e vorago, onde spira Acheronte, e Dite esala. In questa buca l'odïoso nume de la crudele e spaventosa Erinne gittossi, e dismorbò l'aura di sopra. »

I colori di Albino Petrillo




Nevicata spot

5 marzo 2010


Per Lucia

Alcune notizie sulla statua di San Michele si trovano nella sezione arte di questo blog e nell'altro mio blog http://www.castellodisanmichele.blogspot.com/

Amarcord: Ali d' effimera

Amarcord: Ali d'effimera
di Luigi Colucci

Alcuni giorni nascono con un fremito, un desiderio, una semplice fantasia che ci riporta indietro nel tempo e ci fa sognare che il tempo stesso non sia mai trascorso. Nel naso hai l' odore dell'acqua, quella limpida, quella trasparente che scorre cheta di sasso in sasso e, aprendo gli occhi, c' è un accenno di sorriso non sul volto, ma nell' anima...è ora di andare.

Atti abitudinari...la canna, la coda, il gilet con le mosche, un paio di stivali e una bottiglia rigorosamente vuota che riempirò sul fiume...già sul fiume!

Il sole è già alto, ma so che non conta nulla perché oggi si va lì, dove nasce la vita stessa e dove tutto è nascosto dal bosco, la dove il sole riesce solo a sbirciare trai i rami. Prima un tornante poi un altro e curva dopo curva sembro dimenticarmi la strada che ho fatto fin qui e con essa, gli obblighi, gli impegni, la frenesia di una quotidianità che ti divora in un boccone ma che qui, chissà perché non mi raggiunge, qui le sue fauci non possono azzannarmi.

Lascio la macchina al solito posto davanti a quella vecchia casetta dell' A.N.A.S. abbandonata con le tegole in cotto tutte smosse, con le crepe nelle pareti e le travi in legno dalla quali si vede il fondo della valle. Senza fretta infilo gli stivali e indosso il gilet, monto il mulinello nella ghiera e faccio passare la coda tra gli anelli... il cappello, gli occhiali e giù per il sentiero che mi porterà in un mondo lontano, qualcosa di intangibile e pure reale: il fiume. Lungo il sentiero mulattiero che percorro si notano ancora i resti dei fasci di legna raccolti dai boscaioli e dei trucioli sudati che cadono dal dorso oscillante dei somari carichi del prezioso legno. Passo dopo passo ecco un roveto di spine che i più disattenti evitano senza accorgersi del dolce regalo che le foglie nascondono: le more!

Spavaldo e soddisfatto continuo il percorso attraversando il vecchio ponte romano e degustando le caramelle che madre natura mi ha concesso sino ad arrivare ai bordi del torrente.

Eccolo finalmente, il mio caro amico che scorre impavido in questa gola, tra un tronco di faggio e un masso di basalto sospira l' acqua salutando il mio arrivo

L' odore della lavanda e del muschio risvegliano i sensi dal fumo della città che rende grigia anche la vista, che appassisce ogni sapore...qui tutto è diverso, qui finalmente...sono a "casa".

Una march brown sull' amo del 14, un lancio curvo sotto una frasca a pelo d' acqua, il lento scorrere dei miei desideri tra la pellicola superficiale dell' acqua e...una bollata interrompe il mio sguardo attento sulla mosca che ormai è scomparsa!Eccola! Salta e mi saluta di schizzo in spruzzo tentando di scappare tra una ninfea e un letto di foglie, la canna si tende e la lotta diventa sagace. Giro la canna a destra, poi a sinistra e poi di nuovo a destra, pochi secondi ed ecco: "sei mia!"

Una piccola figlia del mio amico fiume, una piccola speranza di colori e squame, con le gote blu dalla timidezza, tutta racchiusa in una mano.

Attese, viaggi, ore di preparativi, sentieri e ancora, lanci, imitazioni giuste e il tutto si riassume in una mano?E' davvero solo questo che mi fa battere così il cuore?Sono sicuro di no, il fiume avrà qualcosa ancora da dirmi...

Riapro la mano e con una scodata d' amicizia la piccola va via a nascondersi dietro ad un sasso per non farsi ammirare più.

Continuo il mio risalire e, di lancio in lancio mi godo spensierato una flebile tramontana che scende dall' alto della gola a portarmi un pò di fresco sollievo in questi caldi giorni di inizio estate.

Il tempo qui vive tra le ali di una cincia che fischietta in lontananza e le coda di uno scoiattolo che ogni tanto si affaccia da un buco in un vecchio olmo per vigilare sul tesoro di ghiande che in esso vi ha nascosto.

Ancora una trota, poi un' altra, oggi il torrente è generoso e più ci avviciniamo alla sera più le luci cambiano, le ombre tra i rami si spostano minuziose di foglia in foglia attendendo il tramonto per allungarsi a suolo e prendere vita.

D' un tratto eccomi giunto ai bordi di una bella buca profonda, su un lato da una roccia sgorga sorgiva una vena d' acqua di neve e ai suoi piedi un bel masso mi invita alla sosta. Dopo aver riempito la bottiglia vuota ed essermi dissetato della linfa dei monti, mi siedo sul bivacco di granito attendendo l' attimo in cui il fiume prende vita.



Mentre osservo il fondo di quella vasca naturale, un' assiolo dall' alto di un vecchio traliccio del telefono attira la mia attenzione. Attraverso quel cavo la in alto proprio in quell istante stanno passando le voci di mille persone che non conoscono neppure lontanamente quello che succede qui. Le loro voci attraversano di traliccio in traliccio ettari di frassini e acacie, rivoli e colline, sospesi tra la terra e il celo quelle voci, quelle persone, non hanno idea di quanto questi luoghi hanno da dire e di quanto, queste voci, avrebbero da ascoltare.

Ecco comparire dal fondo del bosco un tasso grassoccio che si accinge a bere poco lontano da me, mi osserva e con fare disgustato mi da le spalle quasi a ricordarmi di non addentrarmi nel bosco e che, con quelle sue mammelle gonfie, ha dei cuccioli da proteggere nascosti sotto una radice in una tana non lontana.

All' improvviso il verso stridente e intermittente del rapace appollaiato trasforma i miei pensieri nel ricordo di un suono, il rumore stridulo di quel "bip bip" fastidioso della sveglia della "mulino bianco" che ogni mattina mi obbligava ad aprire gli occhi...i tempi della scuola! L' odore dell' orzo e del pan biscotto appena sfornato, il sapore del miele e le premure di mia madre. Il vestirsi in fretta e furia perché in casa faceva freddo e quel grembiule che proprio non mi andava giù! Le corse per le scale, il gelo sul parabrezza di quella fiat 126 che si metteva in moto solo se prima tiravi l' aria e poi la levetta d' accensione accanto al freno a mano. La cartella rossa con dentro la merenda, le figurine panini scambiate all' intervallo...

Eccoci, un volo tra i ricordi che la natura mi ha inspirato, un 'altro motivo per cui sono qui!

E intanto, un insettino minuscolo si posa fragile sulla lente dei miei occhiali polarizzati. Incrocio goffamente gli occhi ma non metto a fuoco, e così tolti gli occhiali da sul naso riapro gli occhi e...è lei, l' effimera! Un esserino regale, dall' indescrivibile fragilità che dopo un anno di vita nascosta al buio dei ciottoli sul fondo del fiume è riuscita trasformarsi, è riuscita a cambiare di colpo le proprio abitudini rinnegando la sua natura acquatica e volgendosi al sole, alla luce, alla verità!Ha nuotato tra la corrente, dall' acqua all' aria, verso un mondo sconosciuto senza nemmeno sapere se ci sarà una ricompensa per questo cambiamento...un atto di coraggio. Un intera vita racchiusa in poche ore premiata con la concessione di un amore, e tutto questo, solo per donare alla vita la possibilità di ripetersi in un nuovo ciclo.

Così alzo gli occhi e lo spettacolo era iniziato: la schiusa!Migliaia di piccole farfalle che fluttuano in quello scenario di fate, in quella tela di colori dove si chiamano e richiamano le une con le altre per danzare alla gioia, per ballare al tramonto l' ultimo soffio di vento.

Sono loro, l' anima di un fiume che non vuole morire, l' anima di un amico che non vuole spirare e con la voce dei sui figli chiede ogni volta di essere ascoltato.

Così ancora seduto su quella roccia non oso interrompere tale magia, e mi accorgo di farne parte ormai poiché se sono venuto al mondo è per essere lì in quel momento, e per essere lì in silenzio ad urlare con quell' amico che la speranza è ancora viva.

Ormai è buio e sono in macchina, tra i fari accesi e le curve che tra un po' diventeranno centro abitato, tiro le somme di quanto ho appreso, e, del perché mi ostino ancora a testa bassa a tornare in un luogo che quando sparirà rimpiangerò come si piange un padre.

Il mondo con le sue tecnologie è arrivato anche qui, i prelievi idrici, i fili del telefono i sentieri che scompaiono lasciando posto all' asfalto...

Eppure anche oggi in questo luogo mi rendo conto che il mondo è sempre più vicino, ma allo stesso tempo così lontano...tutti parlano, ma pochi ascoltano eppure anche oggi il fiume mi ha insegnato qualcosa, proprio tramite le mie alleate, le effimere, che mi hanno dimostrato come si vive un'intera vita in una condizione, e poi la si cambia con una trasformazione in pochi attimi. Basta volerlo!

Qualche altro chilometro e sarò a casa, riappropriandomi della maschera della quotidianità ma con la coscienza che quando gli uomini capiranno i segni della natura, quando abbandoneranno il fondo per emergere a nuova vita, quando con una metamorfosi si innalzeranno verso un mondo che ignorano, la natura stessa saprà ricompensarli e sarà allora, che questo sogno sarà più che una semplice speranza, tra le ali di un' effimera.

Libertà


Libertà... inafferrabile come un miraggio in quest'opera giovanile di Luigi Colucci.

MALEDETTI VOI...


















MALEDETTI VOI …. non posso usare altra espressione per coloro che hanno votato per la privatizzazione dell’acqua , che è quella usata da Gesù nel Vangelo di Luca, nei confronti dei ricchi ”Maledetti voi ricchi”
Maledetti coloro che hanno votato per la mercificazione dell’acqua.
Noi continueremo a gridare che l’acqua è vita, l’acqua è sacra, l’acqua è diritto fondamentale umano.
E’ la più clamorosa sconfitta della politica. E’ la stra vittoria dei potentati economico-finanziari, delle lobby internazionali. E’ la vittoria della politica delle privatizzazioni, degli affari, del business.
A farne le spese è ‘sorella acqua’, oggi il bene più prezioso dell’umanità, che andrà sempre più scarseggiando, sia per i cambiamenti climatici, sia per l’aumento demografico. Quella della privatizzazione dell’acqua è una scelta che sarà pagata a caro prezzo dalle classi deboli di questo paese( bollette del 30-40% in più, come minimo),ma soprattutto dagli impoveriti del mondo. Se oggi 50 milioni all’anno muoiono per fame e malattie connesse, domani 100 milioni moriranno di sete. Chi dei tre miliardi che vivono oggi con meno di due dollari al giorno, potrà pagarsi l’acqua? “
Noi siamo per la vita, per l’acqua che è vita, fonte di vita. E siamo sicuri che la loro è solo una vittoria di Pirro. Per questo chiediamo a tutti di trasformare questa ‘sconfitta’ in un rinnovato impegno per l’acqua, per la vita , per la democrazia. Siamo sicuri che questo voto parlamentare sarà un “boomerang” per chi l’ha votato.
Il nostro è un appello prima di tutto ai cittadini, a ogni uomo e donna di buona volontà .Dobbiamo ripartire dal basso, dalla gente comune, dai Comuni.
Per questo chiediamo:
AI CITTADINI di
-protestare contro il decreto Ronchi , inviando e -mail ai propri parlamentari;
-creare gruppi in difesa dell’acqua localmente come a livello regionale;
-costituirsi in cooperative per la gestione della propria acqua.
AI COMUNI di
-indire consigli comunali monotematici in difesa dell’acqua;
-dichiarare l’acqua bene comune, ‘privo di rilevanza economica’;
-fare la scelta dell’AZIENDA PUBBLICA SPECIALE.
LA NUOVA LEGGE NON IMPEDISCE CHE I COMUNI SCELGANO LA VIA DEL TOTALMENTE PUBBLICO, DELL’AZIENDA SPECIALE, DELLE COSIDETTE MUNICIPALIZZATE .
AGLI ATO
AI 64 ATO( Ambiti territoriali ottimali), oggi affidati a Spa a totale capitale pubblico, di trasformarsi in Aziende Speciali, gestite con la partecipazione dei cittadini.
ALLE REGIONI di
-impugnare la costituzionalità della nuova legge come ha fatto la Regione Puglia;
-varare leggi regionali sulla gestione pubblica dell’acqua.
AI SINDACATI di
-pronunciarsi sulla privatizzazione dell’acqua;
-mobilitarsi e mobilitare i cittadini contro la mercificazione dell’acqua.
AI VESCOVI ITALIANI di
-proclamare l’acqua un diritto fondamentale umano sulla scia della recente enciclica di Benedetto XVI, dove si parla dell’”accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani, senza distinzioni o discriminazioni”(27);
-protestare come CEI (Conferenza Episcopale Italiana) contro il decreto Ronchi .
ALLE COMUNITA’ CRISTIANE di
-informare i propri fedeli sulla questione acqua;
- organizzarsi in difesa dell’acqua.
AI Partiti di
- esprimere a chiare lettere la propria posizione sulla gestione dell’ acqua;
-farsi promotori di una discussione parlamentare sulla Legge di iniziativa popolare contro la privatizzazione dell’acqua, firmata da oltre 400.000 cittadini.

L’acqua è l’oro blu del XXI secolo. Insieme all’aria , l’acqua è il bene più prezioso dell’umanità. Vogliamo gridare oggi più che mai quello che abbiamo urlato in tante piazze e teatri di questo paese : “L’aria e l’acqua sono in assoluto i beni fondamentali ed indispensabili per la vita di tutti gli esseri viventi e ne diventano fin dalla nascita diritti naturali intoccabili" sono parole dell’arcivescovo emerito di Messina, G. Marra. L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne illecito profitto,e pertanto si chiede che rimanga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubbliche , che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione al costo più basso possibile.”

Alex Zanotelli, Napoli, 19 novembre 2009

Freddo da Lucci




















Cavetti, trecciati e …

Le foglie ormai cadute, la brina che copre silenziosamente i campi e la nebbia che si alza piano dalla superficie dell’ acqua…è tempo di lucci.

Concentrare qualche battuta alla ricerca dell’ esocide è d’ obbligo in questi periodi di chiusura delle acque pubbliche da salmonidi. Che sia laghetto o diga, canale o fiume poco importa ciò che conta è stuzzicarlo sino a fargli aprire la bocca!...Il resto possono raccontarvelo i vostri streamer se avrete la fortuna di avercelo ancora attaccato alla lenza.

Questo pesce è, nella fantasia dei più, un pesce straordinariamente resistente e ostico nel combattimento anche perché, con i denti che ha, si resta svegli la notte ad escogitare un terminale idoneo tra cavetto e kevlar che nessuno ha ancora inventato.

Si vocifera che Ercole tra le sue fatiche dovette cercare il vello d’ oro per accontentare gli dei, i quali, non trovavano un materiale idoneo per costruire terminali da lucci…


Ho letto qualcosa di simile anche su Penelope, moglie di Ulisse, che nei ventanni in cui Ulisse fu disperso in mare, tesse una tela per eludere i Proci attendendo il ritorno del marito. Il trucco per chi non conosce la storia fu quello di cucire la tela di giorno e scucirla di notte!Ebbene ho sentito di pescatori andare in cerca di tale tela per rubare il segreto di un filo così robusto da reggere vent’ anni di cuciture e scuciture!Misteri mitologici! ... [per gli appassionati, l'articolo completo di Luigi Colucci e disponibile sul link: http://www.pescareonline.it/tecniche/freddo_da_lucci.htm]

Il Presepio






























Quest'anno di nuovo è stato allestito un grande Presepio in Chiesa, e nonostante le pochissime sere a disposizione e con un freddo gelido, stasera al Gloria verrà aperto per collocarvi il Bambinello durante la tradizionale Messa di mezzanotte.

Il presepio costruito a tempo di record con materiali semplici e poveri come la scagliola e la carta, ha comunque un considerevole fascino dato dai movimenti d'acqua e dall'impianto luci, con il ciclo dell'alba, giorno, tramonto e notte armoniosamente realizzato da Raffaele Colucci con la collaborazione di Leonardo Di Feo, Gianluca Meo, Antonio Pisacreta ed Emma Manganaro.

Nella foto c'è anche il più giovane (10 anni), assiduo ed interessato collaboratore Lorenzo Del Percio.

Un grazie anche al Dott. Petito, a Gerardo Zarra, Aldo e Onorio Monzione.

Buon Natale a tutti!



Quanno nascette Ninno

Quanno nascette Ninno,
quanno nascette Ninno a Betlemme,
era notte e pareva miezojuorno...
Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí...
e 'a cchiù lucente,
jette a chiammá li Magge a ll'Uriente.

Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí...

Se vedèttero accussí...

De pressa se scetajeno
de pressa se scetajeno ll'aucielle...
cantanno de na forma tutta nova:
Pe' nsi' 'agrille,
co' li strille,
e zompanno 'a ccá e 'a llá:
- E' nato! E' nato! -
- decévano - lo Dio che nce ha criato! -

Pe' nsi' 'agrille,
co li strille
e zompanno 'a ccá e 'a llá...

E zompanno 'a ccá e 'a llá...

Co' tutto ch'era vierno,
co' tutto ch'era vierno, Ninno bello,
nascettero a migliara rose e sciure...
Pe' nsi' 'o ffieno,
sicco e tuosto,
ca fuje puosto sott'a te,
se 'nfigliulette
e de frunnelle e sciure se vestette...

Pe' nsí' 'o ffieno,

A no paese che,
a no paese che se chiamma Ngadde,
sciurettero le vvigne e ascette ll'uva.
Ninno mio
sapuretiello,
rappusciello d'uva si' tu...
ca, tutt'ammore,
faje doce 'a vocca e po' 'mbriache 'e core!

Ninno mio,

Non c'erano nemice
non c'erano nemice pe' la terra:
La pecora pasceva co' 'o lione
Co''o capretto,
se vedette
'o liupardo pazzeá...
Ll'urzo e 'o vetiello
e, co' lo lupo, 'mpace 'o pecoriello.

Co' 'o capretto,

S'arrevotaje 'nsomma
s'arrevotaje 'nsomma tutt''o munno:
lo cielo, 'a terra, 'o mare e tutt''e ggente...
Chi dormeva,
se senteva
'mpiett''o core pazzeá
pe' la prejezza;
E se sonnava pace e contentezza...

Chi dormeva

Guardavano le ppecore,
guardavano le ppecore, 'e Pasture...
E n'Angelo, sbrennente cchiù d''o sole,
Comparette
e lle decette:
- No ve spaventate, no!
Contento e riso!
la terra è addeventata Paraviso! -

Comparette

A vuje è nato ogge,
A vuje è nato ogge, a Bettalemme,
d''o munno, ll'aspettato Sarvatore...
Dint''e panne
'o trovarrite,
non potite maje sgarrá,
arravogliato...
e dint'a lu Presebbio corecato...

Dint''e panne

A meliune ll'Angiule
a meliune ll'Angiule calaro...
co' chiste se mettettero a cantare;
- Gloria a Dio,
pace 'nterra
Nu' cchiù guerra...è nato giá
lo rre d'ammore
che dá prejezza e pace a ogne core... -

Gloria a Dio,

Sbatteva 'o core 'mpietto
sbatteva 'o core 'mpietto a sti Pasture
e ll'uno po' deceva 'nfacci'a ll'ato:
- Ché tardammo?
priesto, jammo
ca mme sento ascevolí
pe' lo golío
ca tengo de vedé stu Ninno Dio!... -

Ché tardammo

Zompanno comm'a ciévere
zompanno comm'a ciévere ferute,
jettero li pasture a la capanna...
Llá trovajeno
a Maria
co' Giusepe e 'a Gioja mia
e 'nchillo Viso
provajeno no muorzo 'e Paraviso..

Llá trovajeno

Restajeno 'ncantate
restajeno 'ncantate e voccapierte
pe' tantu tiempo senza di' parola...
po' jettanno,
lacremanno,
no sospiro pe' sfogá...
da dint''o core,
cacciajeno, a migliara, atte d'ammore.

Po' jettanno

C''a scusa de donare
c''a scusa de donare li presiente
se jettero azzeccanno chiano chiano...
Ninno no'
li rifiutaje
ll'azzettaje, comm'a che,
po' lle mettette
la mano 'ncapa e li benedicette...

Ninno no'

Piglianno confedenzia
piglianno confedenzia a poco a poco,
cercajeno lecenzia a la Madonna...
Se magnajeno
li pedille
co vasille, 'mprimma e po'
chelle mmanelle...
a ll'urdemo, lo musso e 'e mascarielle...

Se magnajeno

Po' assieme se mettettero
po' assieme se mettettero a sonare
e a cantá co' ll'Angiule e Maria
co' na voce,
accossí doce,
ca Gesù facette: Aaaah - há...
e po' chiudette
chill'uocchie aggraziate e s'addurmette.

Co' na voce

La nonna che cantajeno
la nonna che cantajeno a me mme pare
ch'avett''a èsse' chella ca mo dico:
Ma 'nfrattanto
io la canto,
'mmaggenateve de stá
co li pasture
vicino a Ninno bello vuje pure...

Ma 'nfrattanto

Viene suonno da lu cielo,
viene adduorme a sto Nennillo...
pe' pietá ch'è piccerillo,
viene suonno e nun tardá.


Gioja bella de sto core,
vorría suonno addeventare,
doce doce pe' te fare
st'uocchie belle addormentá...

Ma si Tu, p'essere amato,
Te si' fatto Bammeniello...
Sulo Ammore è 'o sonnariello
che dormire te pò fá...

Ment'è chesto puó' fá nonna
pe' te st'arma è arza e bona
T'amo t'a...Uh, 'sta canzona
giá t'ha fatto addobbecá!

...T'amo Dio, bello mio
t'amo Gioja, t'amo, t'a'...

Cantanno po' e sonanno
cantanno po' e sonanno, li Pasture,
tornajeno a le mantre n'ata vota:
ma che vuó'
che cchiù arrecietto
non trovajeno 'int'a lo pietto...
a 'o caro Bene,
facevano ogne poco 'o va' e biene...

ma che vuó'

Lo 'nfierno solamente
lo 'nfierno solamente e 'e peccature
'ncocciuse comm'a isso e ostinate
se mettettero
appaura,
pecché a 'o scuro vonno stá
li spurtagliune,
fujenno da lu sole, li briccune...

Se mettettero

Io pure sóngo niro
io pure sóngo niro peccatore
ma non boglio èsse' cuoccio e ostinato
Io non boglio
cchiù peccare...
voglio amare, voglio stá
co' Ninno bello
comme nce sta lo voje e ll'aseniello...

Io non boglio

Nennillo mio Tu si'
Nennillo mio Tu si' sole d'ammore!
Faje luce e scarfe pure 'o peccatore...
Quanno è tutto
niro e brutto
comm'a pece, tanno cchiù
lo tiene mente...
e 'o faje addeventá bello e sbrennente...

Quanno è tutto

Ma tu mme diciarraje
ma tu mme diciarraje ca chiagniste...
acciò chiagnesse pure 'o peccatore!
Aggio tuorto!
Ahje! fosse muorto
n'ora primma de peccá!
Tu mm'haje amato
e io, pe' paga, t'aggio maltrattato...

Aggio tuorto

E vuje uocchie mieje
e vuje uocchie mieje, doje fontane
avit''a fá, de lacreme, chiagnenno...
pe' lavare,
pe' scarfare,
li pedille de Giesù
chisá, placato,
decesse: "Via, ca t'aggio perdonato!"

Pe' lavare

Viato a me si aggio
viato a me si aggio 'sta fortuna!
Che maje potesse cchiù desiderare?
O Maria,
speranza mia
mentr'io chiagno, prega tu;
penza ca pure
si' fatta mamma de li peccature.

O Maria

S.Alfonso Maria de Liguori

I falò di San Nicola







Nelle foto di Giuliano Feo, il rientro in Chiesa della Processione.

I falò di San Nicola
















Anche quest'anno, con molto impegno il comitato festa del circolo San Nicola (Onorio, Gerardo e Lorenzo), ha organizzato la tradizionale processione con la banda, i fuochi pirotecnici, l'accensione del falò in piazza Roma e nelle contrade chiudndo la serata con tarantelle, balli e "patane e sasicchie" attorno ai fuochi. Le foto di questo servizio dono di Giuliano Feo.

'O muorto 'e famma' di R. Viviani

'Si appiccio nu cerino 'nnanze 'a panza
se vede 'o ttrasparente 'areto 'e rine.
'A verità, parlanno cu crianza,
ce tengo sulo ll'acqua 'int' 'e stentine.
Ah! Sto debbole abbastanza.
Me saglie tutto 'o sanghe 'a parte 'a capa.
Mme veco 'e palummelle 'nnanze a ll'uocchie.
Pare ca 'a terra, 'a sotto, me s'arapee
già sto scunucchianno 'int' 'e ddenocchie.
Comm'è ppesante 'a vita!
Uh, mamma mia! aiutateme!
Mo moro! Gente! Gente!
No, m'è passato: è niente:
m' 'o ffa primm' 'e magna'.
Diceno: «Va te sfame 'int' 'a taverna».
«E 'e sorde?» «Faie nu pigno».
«E che me 'mpigno?»
Io, si 'a miseria fosse na lucerna,
rappresentasse 'a parte d' 'o lucigno.
Pe' me nun c'è risorsa!
Me vengo quacche oggetto? E che me danno?
Avarri' 'a truva' quacche amatore.
Ce sta sta sciassa, già se sta sfrangianno,
ma è sempe nu capetto d'autore.
Papà spusaie cu chesta!
E i' scapestrato, 'a sciupo,ma è pe' necessità:
pecchè n'ata sciammeriamo nun m' 'a pozzo fa'.
Ce sta n'amica mia ca mme vo' bene:
e io mo m' 'a sposo e 'a levo 'a miez' 'a via.
'A voglio fa' fà 'a vita d' 'a signora:
nun 'mporta ca nun mangia a' tratturia,
nè a' casa, nè all'otèl.
Ma, si nun magna, 'a faccio vesti' bbona:
comme vest'io. E pare ca, addò jammo,
'a ggente sott' 'o colpo se n'addona
ca simmo 'a marca 'e fabbrica d' ' famma:
'o stemma d' 'a miseria.
Embè, tra ll'ati guaie,'a notte è n'arruvina:
me sonno a Cuncettina
pe' mme ferni' 'e 'nguaia'.

L'acquaiola di Antonio De Curtis (Totò)


Ogni matina scengo a Margellina,
me guardo 'o mare, 'e vvarche e na figliola
ca stà dint'a nu chiosco: è n'acquaiola.
Se chiamma Teresina,
si e no tene vint'anne,
capille curte nire nire e riccie,
na dentatura janca comm' 'a neve,
ncuollo tene 'a salute 'e na nutriccia
e na guardata d'uocchie
ca songo ddoje saette,
sò fulmine, sò lampe, songo tuone!
E i' giuro e ce scummetto
ca si resuscitasse Pappagone,
muresse cu n' 'nfarto
guardanno sta guagliona.
Essa ha capito ca i' sò nu cliente
ca 'e ll'acqua nun me ne 'mporta proprio niente
e me l'ha ditto cu bella maniera:
"Signò, cagnate strada... cu mme sta poco 'a fà
se chiamma Geretiello... è piscatore.
Fatica dint' 'a paranza 'e don Aniello".
Ma i' niente, tuosto corro ogni matína,
me vevo ll'acqua...
e me 'mbriaco comme fosse vino.

'A livella di Totò

'A livella

Ogn'anno,il due novembre,c'é l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fà chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero.

Ogn'anno,puntualmente,in questo giorno,
di questa triste e mesta ricorrenza,
anch'io ci vado,e con dei fiori adorno
il loculo marmoreo 'e zi' Vicenza.

St'anno m'é capitato 'navventura...
dopo di aver compiuto il triste omaggio.
Madonna! si ce penzo,e che paura!,
ma po' facette un'anema e curaggio.

'O fatto è chisto,statemi a sentire:
s'avvicinava ll'ora d'à chiusura:
io,tomo tomo,stavo per uscire
buttando un occhio a qualche sepoltura.

"Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l'11 maggio del'31"

'O stemma cu 'a curona 'ncoppa a tutto...
...sotto 'na croce fatta 'e lampadine;
tre mazze 'e rose cu 'na lista 'e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata 'a tomba 'e stu signore
nce stava 'n 'ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe' segno,sulamente 'na crucella.

E ncoppa 'a croce appena se liggeva:
"Esposito Gennaro - netturbino":
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Questa è la vita! 'ncapo a me penzavo...
chi ha avuto tanto e chi nun ave niente!
Stu povero maronna s'aspettava
ca pur all'atu munno era pezzente?

Mentre fantasticavo stu penziero,
s'era ggià fatta quase mezanotte,
e i'rimanette 'nchiuso priggiuniero,
muorto 'e paura...nnanze 'e cannelotte.

Tutto a 'nu tratto,che veco 'a luntano?
Ddoje ombre avvicenarse 'a parte mia...
Penzaje:stu fatto a me mme pare strano...
Stongo scetato...dormo,o è fantasia?

Ate che fantasia;era 'o Marchese:
c'o' tubbo,'a caramella e c'o' pastrano;
chill'ato apriesso a isso un brutto arnese;
tutto fetente e cu 'nascopa mmano.

E chillo certamente è don Gennaro...
'omuorto puveriello...'o scupatore.
'Int 'a stu fatto i' nun ce veco chiaro:
so' muorte e se ritirano a chest'ora?

Putevano sta' 'a me quase 'nu palmo,
quanno 'o Marchese se fermaje 'e botto,
s'avota e tomo tomo..calmo calmo,
dicette a don Gennaro:"Giovanotto!

Da Voi vorrei saper,vile carogna,
con quale ardire e come avete osato
di farvi seppellir,per mia vergogna,
accanto a me che sono blasonato!

La casta è casta e va,si,rispettata,
ma Voi perdeste il senso e la misura;
la Vostra salma andava,si,inumata;
ma seppellita nella spazzatura!

Ancora oltre sopportar non posso
la Vostra vicinanza puzzolente,
fa d'uopo,quindi,che cerchiate un fosso
tra i vostri pari,tra la vostra gente"

"Signor Marchese,nun è colpa mia,
i'nun v'avesse fatto chistu tuorto;
mia moglie è stata a ffa' sta fesseria,
i' che putevo fa' si ero muorto?

Si fosse vivo ve farrei cuntento,
pigliasse 'a casciulella cu 'e qquatt'osse
e proprio mo,obbj'...'nd'a stu mumento
mme ne trasesse dinto a n'ata fossa".

"E cosa aspetti,oh turpe malcreato,
che l'ira mia raggiunga l'eccedenza?
Se io non fossi stato un titolato
avrei già dato piglio alla violenza!"

"Famme vedé..-piglia sta violenza...
'A verità,Marché,mme so' scucciato
'e te senti; e si perdo 'a pacienza,
mme scordo ca so' muorto e so mazzate!...

Ma chi te cride d'essere...nu ddio?
Ccà dinto,'o vvuo capi,ca simmo eguale?...
...Muorto si'tu e muorto so' pur'io;
ognuno comme a 'na'ato é tale e quale".

"Lurido porco!...Come ti permetti
paragonarti a me ch'ebbi natali
illustri,nobilissimi e perfetti,
da fare invidia a Principi Reali?".

"Tu qua' Natale...Pasca e Ppifania!!!
T''o vvuo' mettere 'ncapo...
'int'a cervella che staje malato ancora e' fantasia?...
'A morte 'o ssaje ched''e?...è una livella.

'Nu rre,'nu maggistrato,'nu grand'ommo,
trasenno stu canciello ha fatt'o punto
c'ha perzo tutto,'a vita e pure 'o nomme:
tu nu t'hè fatto ancora chistu cunto?

Perciò,stamme a ssenti...nun fa''o restivo,
suppuorteme vicino-che te 'mporta?
Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive:
nuje simmo serie...appartenimmo à morte!"

Primi freddi

Arrivano i primi freddi, e immediatamente Ettore e Silvestro prendono possesso del divanetto, pur di stare caldi e comodi, smettono di inseguirsi per fare insieme un dolce pisolino.

Arte al Castello della Leonessa





























Grande successo di pubblico e notevoli apprezzamenti per il nostro artista Luigi COLUCCI. Nella tre giorni "Al Castello della Leonessa", rassegna di arte, artigianato e cultura, tenutasi a Montemiletto, Venerdì Sabato e Domenica, in tanti si sono soffermati ad ammirare una dozzina di opere che il nostro artista ha esposto all'interno di una antica chiesetta.

Complimenti e Ad Majora.